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Intervista con add editore, la casa editrice di progetto vicina a lettori e librai

add editore è una casa editrice indipendente nata a Torino nel 2010. Francesca Mancini e Paolo Benini – imprenditori che fanno squadra anche nella vita e che prima si sono dedicati a un’attività differente – l’hanno rilevata nel 2014. Ci raccontate come è nata quest’avventura?

Da tempo stavamo ragionando sulla possibilità di avviare una casa editrice, di rimetterci in gioco su un settore nuovo per noi. Al Salone del libro di Torino, edizione 2014, abbiamo conosciuto la redazione di add: chiacchiere, confidenze sui progetti che ci frullavano in testa, appuntamento per rivederci. Da lì la decisione di dare forma alle nostre idee inserendoci in una realtà già esistente, che ci potesse offrire la possibilità di non partire da zero. Abbiamo considerato che questa scelta potesse aiutarci, perché il mondo dell’editoria è una realtà lavorativa piuttosto chiusa, non è immediato capirne i meccanismi e le dinamiche. Già nel 2008 avevamo frequentato corsi di editoria, scappando a Torino (allora vivevamo e lavoravamo a Ivrea) un pomeriggio alla settimana, vagheggiando l’idea di un nuovo lavoro, nuova città, nuovi stimoli.

add è specializzata nella pubblicazione di saggi divulgativi attenti ai temi sociali e civili, pamphlet (dal nome dovrebbero avere uno stile più decisamente polemico o ironico), biografie. Come siete arrivati a questa selezione e come mai avete escluso la narrativa, almeno nel senso classico del termine”?

Vogliamo pubblicare libri che aiutino la comprensione della complessità in cui il mondo è immerso, libri come strumenti di formazione continua, capaci – per la solidità delle indagini o argomenti proposti – di costruire un percorso di consapevolezza del presente. Ciò non esclude di volgere anche uno sguardo al passato, ad esempio attraverso biografie di donne e uomini che con il loro impegno hanno contribuito a costruire il presente che viviamo. Mi verrebbe da dire che abbiamo escluso i romanzi perché vogliamo conservare il piacere di leggerli e di abbandonarci alle storie e ai mondi che creano. La vera ragione è che ci piacerebbe essere un riferimento come casa editrice di saggistica divulgativa e miriamo a rafforzare la nostra identità in questo senso, aprirci a un altro indirizzo non ci aiuterebbe. Abbiamo però dato vita a una collana di saggi narrativi, Incendi, racconti personalissimi, un progetto in cui crediamo molto.

Pubblicate diverse collane. Volete indicarci – per ciascuna categoria – alcuni dei titoli a cui siete più legati e dirci perché?

La mafia siamo noi di Sandro De Riccardis e La ricchezza nascosta delle nazioni di Gabriel Zucman sono due saggi, appena usciti, di cui siamo particolarmente orgogliosi. Il primo, di un giovane ed esperto giornalista italiano, assume un punto di vista non solito, è scritto con una chiarezza estrema e ha un ultimo capitolo che scuote profondamente per l’umanità che vi si racconta. Il secondo è scritto da un giovane economista francese assistente presso l’università di Berkeley; attraverso una rigorosa indagine sui paradisi fiscali e una grande capacità divulgativa, va a fondo su una delle principali cause di disuguaglianza che mettono a rischio le nostre democrazie. Non analisi per esperti, ma storie, dati e ragionamenti per cittadini che vogliono essere consapevoli.
Tra le biografie abbiamo diversi libri dedicati allo sport, tra poco uscirà l’autobiografia di Arthur Ashe, il primo nero ad aver vinto Wimbledon nel 1978, campione di moralità e di lotta per i diritti dei neri americani. Ma voglio soffermarmi su una riscoperta, la biografia di Joseph Pulitzer, L’uomo che ha cambiato il giornalismo, il cui lascito ha dato vita al famoso premio. Scritto nel 1914, è come un quadro impressionistico, fatto di dettagli o pennellate che, tutte insieme, restituiscono l’eccezionalità del personaggio.
Della collana Esclamativi segnalo Bella ciao, che ci fa scoprire la storia antichissima di questa famoso canto dedicato alla libertà.
Gli Incendi, sottotitolo Narrazioni combustibili, compongono una collana nata lo scorso anno e curata da me e dallo scrittore Fabio Geda. A metà tra il racconto e il saggio, gli autori conducono il lettore in un coinvolgente percorso di conoscenza. Libri per chi condivide quella passione ma anche per chi vuole scoprire un artista attraverso una presentazione appassionata e originale. I primi titoli hanno raccontato Ziggy Stardust, Topolino, Santoka e la poesia haiku, Caetano Veloso, Bob Dylan.
La collana Asia nasce da un’idea di Ilaria Benini con l’intento di coprire una nicchia abbastanza scoperta nell’editoria italiana. È un progetto coraggioso che ci sta dando risultati per nulla scontati e che contribuisce, per la sua forte caratterizzazione, a far conoscere la nostra casa editrice. In questa collana sono accolti tutti i generi letterari: l’idea è di scegliere testi che contribuiscano ad avvicinarci a una zona del mondo che sta subendo un cambiamento accelerato e senza pari.
Il primo testo è Myanmar. Dove la Cina incontra l’India di Thant Myint-U, figura di spicco dell’ambiente cultural-politico birmano e internazionale. Il secondo è di Elizabeth Pisani, Indonesia ecc., testo che rompe il silenzio editoriale italiano su questo paese. Il terzo è Il tramonto birmano di Inge Sargent, autobiografia romanzata arricchita dalle splendide illustrazioni di Elisa Talentino. Quarto, l’autobiografia a fumetti Una vita cinese. Il tempo del padre, pubblicato in 16 paesi, disegnata dal protagonista della storia Li Kunwu e scritta a quattro mani con P. Ôtié. Il libro è nella cinquina del premio Terzani. In aprile uscirà Stranieri su un molo, di Tash Aw, autore malese-cinese che vive a Londra, un libro originalissimo in cui l’autore ci accompagna in un tour guidato del proprio terreno più intimo: la sua faccia che riflette nel tono cangiante della pelle e dei lineamenti una complicata storia familiare fatta di migrazione e adattamento.

Quali caratteristiche deve avere un autore per essere pubblicato da voi? Oltre a saper scrivere, intendo. Mi piacerebbe sapere cosa vi colpisce e incuriosisce di più.

Originalità del punto di vista, solidità nei contenuti, capacità di scrivere facendosi intendere da tutti, passione per le cose di cui scrive, disponibilità a mettersi in gioco nel rapporto con i lettori.

E ora, vi chiedo di descriverci un po’ il dietro le quinte del vostro mestiere, dall’idea di pubblicare un testo alla sua presenza negli scaffali. Qual è la filiera in redazione e, infine, come vi muovete per la promozione editoriale e che rapporto avete con i librai.

Due gli orientamenti: o ci imbattiamo in un buon libro che in qualche modo si impone alla nostra attenzione o, stabilita una tematica di nostro interesse, cerchiamo autori che l’abbiano trattata o che siano in grado di farlo. Per la scelta di libri di autori stranieri, gli editor e i responsabili di collana si concentrano soprattutto su un lavoro di scouting on line, consultando siti tematici di case editrici, di riviste, di giornali e mantenendo rapporti costanti con agenti letterari. Per gli autori italiani il lavoro è più complesso, soprattutto con gli esordienti che ci propongono un’idea di libro. I tempi dall’idea al manoscritto sono lunghi e spesso il supporto degli editor è determinante per la scrittura.
L’editing e la revisione dei testi sono svolti in casa editrice, così come impaginazione e correzione di bozze; lavoriamo con cura sul progetto grafico delle copertine con Francesco Serasso, un professionista che segue il nostro lavoro da vicino. Tra la scelta del libro da pubblicare e l’invio alla stampa abbiamo una serie di incontri che coinvolgono tutte le figure della casa editrice, sono momenti in cui gli editor presentano il libro e si ragiona insieme sulle strategie per farlo arrivare ai lettori: in libreria, nelle scuole, ad associazioni, alla stampa, sul web. Talvolta questi momenti precedono la scelta di pubblicare un libro, perché anche il punto di vista di chi segue gli aspetti commerciali e di comunicazione è utile per arrivare alla decisione. Se tutti si sentono partecipi della scelta, vi lavorano con più motivazione e convinzione.
Tornando alla filiera, abbiamo in casa editrice una persona che si occupa di presentare i libri ai nostri promotori (ci affidiamo per la promozione e la distribuzione ad ALI), ma anche direttamente a un certo numero di librerie con cui abbiamo un rapporto privilegiato, alle quali proponiamo anche iniziative per i lettori, che variano da presentazioni più classiche di incontro con l’autore a eventi con proiezione di documentari, accompagnamento musicale, reading, o confronti guidati su specifici temi. Il rapporto diretto con alcune librerie è per noi imprescindibile. La stessa cosa facciamo per la promozione dei libri nei festival più significativi, ci attiviamo per attivare format interessanti e coinvolgenti.

Se doveste sintetizzare la vostra casa editrice in pochissime parole caratterizzanti, cosa scrivereste?

add è una casa editrice di progetto, che cura ossessivamente l’editing del libro, attenta a creare occasioni di incontro tra libri e lettori.

Sul sito di add esiste anche un blog – Spazio B – e nel 2015 avete inaugurato la libreria Bodoni, luogo di incontro con gli scrittori e teatro di vivaci iniziative culturali. Come riuscite a sposare l’attività di editori e librai/organizzatori di eventi? Immagino che ogni passione alimenti l’altra, ma a quale vi sentite più intimamente legati e da chi vi fate supportare in questo super lavoro?

Abbiamo pensato il blog come uno spazio che comunichi spunti e approfondimenti sui temi che ci interessano, che talvolta, non necessariamente, tocchiamo nei nostri libri o che proponiamo in incontri in libreria. Il blog in qualche modo comunica la casa editrice al di là dei libri. Se inizialmente tutta la redazione contribuiva alla scrittura di articoli, ora lo abbiamo affidato a una persona che ha fatto uno stage in casa editrice, ma sempre in dialogo con tutti. La libreria è stata fortemente voluta da Paolo, che la segue in incontri settimanali con i librai e con la persona dedicata a organizzare gli eventi. I librai scelgono liberamente i libri da vendere in una impostazione condivisa che dà spazio alle case editrici indipendenti, ai libri per bambini, agli illustrati e ai libri in lingue straniere, a riviste  letterarie, d’arte e cultura contemporanea anche internazionali. Una sezione particolare è dedicata ai libri sull’Asia, un modo per creare sinergia con il progetto Asia della casa editrice. Seguire così da vicino una libreria ci ha consentito di capire le difficoltà che oggi affrontano i librai ma anche di cogliere le potenzialità che una libreria, intesa anche come luogo d’incontro, può offrire. Abbiamo compreso come la cura della relazione con i librai sia il cuore del lavoro editoriale, imprescindibile per dar vita alle iniziative che un libraio ben inserito nel quartiere in cui opera può attivare.

Per voi sono importanti i concetti di legalità, uguaglianza, ecologia, sport, integrazione, e lavorate con le scuole e nelle scuole. Quali sono i progetti in corso e come valutate le risposte degli studenti – ma anche delle istituzioni nel loro complesso – nelle esperienze passate?

Le scuole per noi sono un pallino. Prepariamo proposte didattiche che nascono da una progettazione coordinata da una persona dedicata. Le esperienze a oggi ci hanno dimostrato che gli insegnanti apprezzano il rapporto diretto con la casa editrice e la condivisione della metodologia didattica da adottare nell’approccio alla lettura. Con le nostre proposte vogliamo avvicinare gli studenti alla saggistica, che in genere non conoscono, fornire loro strumenti di approfondimento chiari che li aiutino in una lettura critica della realtà, soprattutto che consentano loro di formarsi opinioni partendo da storie e conoscenze raccontate con passione e dedizione.

Oltre ai laboratori per le scuole, avete attivato un progetto molto interessante in collaborazione con il Co-working Piano C, un percorso di orientamento e formazione al mondo dell’editoria e all’innovazione nell’educazione diretto a donne professioniste (insegnanti, formatrici, psicologhe, esperte in comunicazione, grafiche, ecc.). Come è nata quest’idea e quali risultati ha prodotto finora?

Questa collaborazione è nata da una proposta della persona che segue i rapporti con le scuole, ci è sembrata stimolante. Ne è nato il progetto per un percorso didattico che a partire dalla nostra collana Incendi guida gli studenti alla valorizzazione delle loro passioni.

Add editore si è schierato decisamente dalla parte del Salone internazionale del libro di Torino nel momento in cui l’Aie ha invece puntato su un’edizione milanese nel 2017, peraltro in puro stile competizione, data la scelta del periodo a brevissima distanza dall’evento torinese (aprile invece di maggio) e la vicinanza fisica delle due città. Ci volete dire ancora qualcosa in proposito?

Solo che la crisi scoppiata lo scorso anno ha liberato a Torino molte energie: sono stati chiamati a collaborare scrittori, persone dell’editoria, librai ricchi di idee e capaci di mettere in piedi un’edizione, la trentesima, che si preannuncia come la migliore di sempre.

Grazie davvero per essere stati con noi.

add editore è in Via Bruno Buozzi, 10 – 10123 Torino.
Oppure sul web all’indirizzo www.addeditore.it e su facebook.

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