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La doppia vita delle opere letterarie

[Tony Servillo legge “Hanno tutti ragione” di Paolo Sorrentino per la Emons Audiolibri].

Da qualche mese è particolarmente vivo il dibattito tra appassionati del libro cartaceo e sostenitori del nuovo formato e-book. Gli argomenti trattati vanno dal feticismo al risparmio economico, dalla pregnanza del supporto materiale all’infinita quantità di dati contenuta nel digitale. E si va avanti all’infinito, concentrandosi più sullo scontro di avverse fazioni, che sul possibile dialogo tra mondi differenti. In questa sede, invece, preferiamo spostare l’attenzione su un altro prodotto editoriale, una declinazione ancora poco “assimilata” dagli italiani, e cioè quella dell’audiolibro. Come saggiamente sostiene Stefano Benni, «non c’è rivalità né inimicizia tra libro e audiolibro. È un confronto tra due diversi incanti». Dunque il sonoro è qualcosa che si aggiunge alla parola scritta, e nulla sottrae. Come quando, da bambini, scorrevamo con gli occhi le frasi di un libro di fiabe, mentre il mangiadischi (lo chiamavamo proprio così) ci rimandava le emozioni dei protagonisti a voce alta, recitate, ed era come essere lì, avvolti dall’avventura. L’audiolibro ti segue in momenti particolari della giornata, in cui mai avresti pensato di poter dedicare tempo alla “lettura”: in macchina, ad esempio, a cancellare il tempo sprecato negli ingorghi, tempo che diventa magicamente un luogo di sospensione dove tutto è di nuovo possibile.

Qui da noi quella dell’audiolibro è un’acquisizione piuttosto recente, se si pensa che la casa editrice Emons – interamente dedicata – opera soltanto dal 2007. Lo staff è italo-tedesco, e proprio dalla Germania ha importato il modello di fruizione, una scommessa già vinta sulle nuove opportunità di lettura. Certo, le cifre nostrane sono ancora lontane da quelle estere (in Germania sono circa diciassettemila i titoli disponibili e negli Stati Uniti oltre venticinquemila), ma la diffidenza – o indifferenza – che circondava gli audiolibri sembra essersi definitivamente dissolta. Oggi un numero sempre maggiore di persone li sceglie per passione o per divertimento, per uso personale o per un regalo originale, senza pensare di dover appartenere alla nicchia degli ipovedenti per godersi un buon testo tramite la voce “giusta” oppure quando, per qualsiasi ragione, non si può o non si vuole tenere il libro in mano. Una nuova opportunità ma anche una nuova ricchezza culturale, al passo coi tempi e tutta da scoprire.

«Grazie alla voce dell’autore stesso o dell’attore scelto, l’audiolibro acquista pure il valore di documento e aggiunge una nuova dimensione alla letteratura contemporanea» – afferma Viktoria von Schirach, direttore editoriale della Emons. «Ci piace inoltre che ci sia una maggiore autenticità, dovuta all’inflessione della voce, al suo colore unico, e pensiamo che sia più piacevole sentire una lettura magari non perfetta e asettica, ma viva, come quando un amico ti legge un testo che gli sta a cuore. Ora l’audiolibro è davvero arrivato in Italia».

Il mercato è dunque in espansione e il catalogo della Emons (dal nome dell’editore tedesco Hejo Emons, uno dei tre fondatori del marchio insieme con Axel Huck e Viktoria von Schirach) è ormai ricchissimo. Presenti molti classici, ma anche romanzi recenti, stranieri e italiani, e – grazie alla collaborazione con la casa editrice Feltrinelli o con la Marsilio – l’offerta promette di ampliarsi sempre più, anche per quel che riguarda il settore dedicato ai bambini e ai ragazzi. Non mancano nemmeno poesia e saggistica.

La strategia vincente per la realizzazione di audiolibri è quindi quella di stringere partnership con case editrici affermate, che hanno un catalogo ricco e variegato. Unire le forze, in questo senso, può donare una doppia vita ai libri. La coesistenza di libro stampato e audiolibro rafforza i titoli, gli conferisce una dimensione in più, e inoltre stimola la fantasia. E qui ci riallacciamo all’incipit, in realtà il passo verso l’e-book è breve, magari anche verso il film. «In futuro il format dei contenuti sarà sempre meno importante, e ai miei occhi questo li libera», afferma sempre Viktoria von Schirach, ed è difficile non trovarsi d’accordo.

A dare vita ai testi più vari, in versione integrale, sono spesso attori noti al pubblico e gli abbinamenti sono già di per sé eloquenti: Neri Marcorè e Claudio Bisio prestano la voce alle favole di Gianni Rodari, Anna Bonaiuto legge Elena Ferrante, Fabrizio Gifuni “è” il Pierpaolo Pasolini dei Ragazzi di Vita, Margherita Buy recita Natalia Ginzburg e Marco Baliani interpreta Jack London e Bassani. La lista è naturalmente molto più lunga ed è divertente anche solo una disamina del catalogo online della Emond, con alcuni curiosi accostamenti – più inconsueti e dunque sorprendenti – come Francesco De Gregori che legge Kafka e Conrad oppure Nanni Moretti che si cimenta col Sillabario di Goffredo Parise. Ma sono anche molti gli autori che interpretano in prima persona i loro romanzi: Gianrico Carofilgio, Michela Murgia, Giancarlo De Cataldo o Stefano Benni, vero e proprio teorizzatore della lettura a voce alta.

Raccontare è una delle caratteristiche umane più peculiari. Prima dell’avvento della televisione e di internet, l’oralità, la narrazione pura – pensiamo agli aedi, ai bardi, o anche solo agli anziani nei villaggi – era un’importantissima forma di intrattenimento, forse la principale. Bastava solo lasciarsi rapire dal suono caldo della voce umana per entrare in un universo parallelo, con mille avventure e opportunità di vivere altre vite.

Pur essendo un oggetto innovativo, dunque, gli audiolibri ci riconducono a una condizione pre-tecnologica, quando bastava poco per allontanarsi dalla realtà circostante. E questo è già di per sé salvifico.

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